Recensione “Galatea” 🌺

«Il fondo dell’oceano era sabbioso e morbido come un cuscino. Mi ci sono adagiata e ho dormito.» 🌊

Trama: Galatea, la statua che la dea Afrodite ha reso viva in uno slancio di benevolenza verso Pigmalione, il grande scultore greco, è ora una donna a tutti gli effetti: la sua bellezza uguaglia, o probabilmente supera, quella della marmorea opera d’arte del suo creatore. Dopo averla presa in moglie, l’uomo pretende che lei lo ripaghi incarnando altissime virtù di obbedienza e umiltà, assoggettandosi al suo desiderio. Così, per quanto Galatea provi un sottile piacere nell’usare la propria avvenenza per manipolare lo sposo, in lei comincia a farsi strada un sentimento di ribellione. Nell’ossessiva speranza di fermarla, il marito la tiene sotto stretta sorveglianza in una clinica, controllata da dottori e infermiere. Ma quando le nasce la figlia Pafo, in Galatea si desta un vigile istinto materno, pronto a esplodere al primo segno di pericolo. Ormai è troppo tardi per ostacolare la decisione di spezzare le catene della prigionia, costi quel che costi. Da Ovidio a Goethe al noto Pigmalione di George Bernard Shaw, il mito a cui si ispira questo racconto ha sedotto i lettori nei secoli: Madeline Miller ce lo ripresenta con la sua tipica sensibilità, in una chiave che si muove tra tempo antico e contemporaneo, proponendoci un ribaltamento di prospettiva che ci induce a riflettere su come leggiamo e rileggiamo le storie. Il volume è impreziosito dalle illustrazioni di Ambra Garlaschelli che, nell’interpretare la prosa dell’autrice, costruiscono a loro volta un ipertesto potente, iconico, poetico e lucidamente attuale.

Recensione:
Un racconto di sole 72 pagine, in grado di scavarti dentro e spezzarti nel profondo.
Un racconto che tratta temi di estrema importanza, raccontati con delicatezza, ma di un’intensità incredibile.

Distogliete lo sguardo da “La canzone di Achille” e da “Circe”, perché questo è proprio un’altra storia.

Attraverso un mito, Madeline Miller ha espresso a parole qualcosa di maledettamente attuale.
Leggere, in sole 72 pagine, di violenza domestica, di come viene trattata la donna e il suo corpo, ti spezza.
Il modo in cui Madeline Miller ti racconta questa storia, ti spezza.
E ti rende consapevole.

Per non parlare delle meravigliose illustrazioni di Ambra Garlaschelli, che sono state in grado di rendere reale questo racconto.
Hanno accompagnato le parole della Miller come se fossero una cosa sola.

Penso che non servano troppe parole davanti a ciò, perché si racconta già da sé.
È un pugno allo stomaco, che dura il tempo di un respiro.
Non si può rimanere indifferenti davanti a queste parole.

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